Anche quest’anno si rinnova al Berenini il tradizionale appuntamento con gli studenti del MIT, la prestigiosa università statunitense che ha sede a Boston.

Due di loro infatti, Claudia Wu e Alex Sloboda, trascorreranno le tre settimane di Gennaio lavorando come Teacher Assistants nelle classi del triennio dell’Istituto. L’iniziativa, partita tre anni fa con l’arrivo di una giovanissima studentessa universitaria, Sonia, che aveva collaborato con l’insegnante di Fisica del Liceo, prof.ssa Cecilia Fava, si è poi estesa alle classi quarte e quinte e talvolta anche alle terze di tutto l’istituto.

Due studentesse nello scorso anno scolastico avevano coperto le materie di Fisica, Elettronica e Meccanica una, Jennifer, e Biologia e Chimica l’altra, Alyssa. Quest’anno, ancora cambiamenti: Alex, che sta per laurearsi in ingegneria elettronica, collabora con la prof. di Fisica, ma anche con i prof. di Meccanica, Elettronica, Sistemi e Claudia, che frequenta ingegneria informatica, si occupa qui di promuovere il “debate”, ovvero il dibattito.

Nelle scuole statunitensi si fanno anche le gare di dibattito, per noi invece è una novità, così nelle ore di lingua, ma in qualche classe anche nelle ore di diritto,  Claudia illustra le regole di questa disciplina. Quali i temi? Sempre inerenti argomenti di tecnologia, ha detto, e noi siamo tutti curiosi di imparare qualcosa di nuovo.

Intanto rompono il ghiaccio presentandosi e proponendo un gioco di carte che hanno portato da casa, un piccolo esempio di quello che è il loro interesse, insegnare in modo ludico, facendo dell’apprendimento un gioco.

La loro passione trascina e coinvolge gli studenti, quasi coetanei che sono colpiti da questi giovani che entrano in una scuola straniera con evidente desiderio di incontrare culture diverse e di far conoscere la loro cultura. Così, per tre settimane, anche materie che sono un po’ ostiche diventano più amichevoli e questa benedetta lingua straniera, che tutti dicono così importante ma che è così dura da digerire, improvvisamente emerge dalla memoria e soprattutto si capisce a cosa serve, perché si ha voglia di comunicare e si supera la paura di sbagliare. Loro infatti devono aver fatto un corso apposta perché capiscono quasi sempre e sorvolano sugli errori con calma olimpica.

prof. Cecilia FAVA

 

dalla Gazzetta di Parma - inserto Speciale Scuola del 18 gennaio 2017


Pubblicata il 18 gennaio 2017

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