Dal 15 al 19 Maggio, tre classi seconde del Liceo Scientifico Scienze Applicate “A. Berenini” 

La Sicilia rimane nell'anima; così, di ritorno dal viaggio, le docenti Fanzini, Maramotti, Rebecchi, Teroni e gli studenti la portano ancora con sé. La culla della civiltà, in cui ritrovare le origini dell'uomo, una terra di forti emozioni. Aveva ragione don Fabrizio Salina, il Gattopardo, a dire a Chevalley: “...Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle...magnifiche civiltà eterogenee... l'ambiente, il clima, il paesaggio...che ignora le vie di mezzo fra la mollezza lasciva e l'asprezza dannata; che non è mai meschino, terra terra, distensivo, umano...ma fuor di misura...questa tensione continua di ogni aspetto...”.  La villa romana del Casale, a piazza Armerina, ci accoglie con i suoi splendidi mosaici e le prime fanciulle in bikini; si prosegue per Noto: sul far della sera, il suo barocco dolcissimo e color di miele incanta ed avvolge; intanto, si prepara l'Infiorata. Il secondo giorno, ci attende Siracusa, con il duomo incastonato in un tempio greco, la Santa Lucia di Caravaggio; a Ortigia, l'amore di Aretusa ed Alfeo, l'orecchio di Dioniso e, nello splendido teatro, due tragedie greche, una di Eschilo, “Sette contro Tebe”, l'altra di Euripide, “Le Fenicie”. E proprio questi ragazzi metteranno in scena, il 5 Giugno, “Processo a Edipo”, tratto da “Edipo re” di Sofocle. Un balzo all'indietro di 2500 anni, ma così attuale, così istruttivo. A Modica, il cioccolato, le viuzze, le rivalità tra Santi, Quasimodo; a Scicli, la Vigata/Montelusa del Montalbano di Camilleri, il commissariato, l'ufficio, la piazzetta; poco distante, a Sampieri, la mannara, antica fornace divenuta ovile, dove, spesso, nella fiction televisiva, si consumano delitti, ma ecco...è lui! Finito di girare, si intrattiene gradevolmente con noi, che, emozionati, scattiamo foto su foto...Siamo già al penultimo giorno: a Ragusa Ibla, racchiusa come una conchiglia, svetta la chiesa barocca di San Giorgio, di cui si sta preparando la festa patronale, coloratissima, allegra; del resto, sono tutte emozionanti, qui. Accanto, il Circolo di Conversazione, dove Montalbano, spesso, va a trovare il medico legale Pasquano, interrompendo le sue partite a carte e rompendogli i famosi “cabbasisi”. Una prof. gusta un gelato al carrubo, pianta i cui semi danno il nome al carato dei diamanti, dall'arabo “quirat” e dal greco “keraton”. Ed ora  Donnafugata, con l'imponente dimora del boss Balduccio Sinagra, da cui, a volte, si reca Montalbano. Poi, un tuffo, a Punta Secca, dove ci sono la casa, il faro, il ristorante del commissario. E così, le docenti si concedono un pranzetto da Enzo a mare, anche se la famosa terrazzina non è ancora agibile: avranno pasta ‘ncasciata, triglie fritte, arancini, purpitreddi, spaghetti al nivuro di siccia, cannoli...? Trascorriamo l'ultimo giorno ad Acitrezza: povero Aci, ucciso da Polifemo che si era invaghito della sua amata, la ninfa Galatea. Gustiamo il latte, la granita, il gelato di mandorla e non ci facciamo mancare gli scogli dei Ciclopi e nemmeno la Casa del Nespolo, dove Verga ambienta “I Malavoglia”. Con Catania, sorvegliata a vista dall'Etna fumante, sotto cui lavora Efesto, abbiamo qualcosa in comune, chi l'avrebbe detto: oltre la lirica (vi nacque Bellini), fanno volare un elefante (il loro simbolo, sovrastato dalla A di Sant'Agata), come a Borgo, dove stiamo per tornare, un asinello...


Pubblicata il 23 maggio 2017

Condividi