Dal teatro greco di Siracusa alla cavea dell'Istituto

 

“Povero Edipo!”, “Maledetto Edipo!”. Dopo la vicenda narrata brevemente dalla Pizia, che apre la rappresentazione, la simpatia e l'interesse sono per lui, come, alla fine, la pietà. Perseguitato dalla Moira e dagli oracoli avversi, abbandonato sul monte Citerone e reso zoppo dal padre Laio, inconsapevolmente lo ucciderà e sposerà la madre Giocasta, generando figli con lei; dunque, colpevole o innocente?  Senza saperlo, ci racconta la sua storia, il mistero della sua nascita e dei suoi crimini quando, con profonda umanità, mentre cerca di soccorrere Tebe devastata dalle peste, come, in passato, l'aveva salvata dall'insaziabile Sfinge, scopre le sue colpe; non gli resta che piangere disperatamente il suo dolore ed accecarsi, comparendo in scena con le orbite vuote e il viso macchiato di sangue. Giocasta, la madre-moglie, vittima innocente come Edipo, travolta e vinta dalle vicende della vita, non saprà fare altro che uccidersi. Attorno a lui, le figlie Ismene ed Antigone, che lo proclama innocente; Creonte, fratello di Giocasta, divenuto re di Tebe, che lo condanna, l'indovino Tiresia, il sacerdote, i prologhi, il coro, la difesa e l'accusa ed altri personaggi minori. Edipo è soggetto allo sbaglio, all'errore, perché imperfetta è la conoscenza umana di fronte a quella divina e rappresenta la debolezza di tutti gli uomini; la sua infelice sorte è l'esempio dell'infelicità del destino umano. Alla fine, un deus ex machina, tra rombi di tuono, dirà: “Cosa avete visto, signori spettatori? Un uomo tiranneggiato dalla fortuna o colpevole per le sue scelte? Con che sentimento tornerete nel cuore alle vostre case? Rabbia per la sorte di Tebe o accusa tremenda per un uomo solo? Soprattutto, voi che state comodamente seduti su questi antichi gradoni, voi siete liberi? Siete sicuri di non essere guidati da un destino maligno? Almeno sareste senza colpa! Ma, se siete liberi, siete colpevoli: colpevoli della vostra bontà, colpevoli della vostra empietà. Non illudetevi, nulla è senza un senso davanti agli occhi del dio”.

Dunque, per chiudere in bellezza l'anno scolastico, lo spettacolo si è tenuto davanti ad un folto pubblico di genitori, studenti, insegnanti. Il prof. Marco Padroni, regista, e le docenti delle classi, Fanzini, Ferrari, Papa, Rebecchi e Teroni hanno allestito un lavoro di equipe: i bei costumi sono stati curati dalla prof.ssa Martinesi, coadiuvata dalle prof.sse Cela e Paradiso, nonché dalle studentesse della classe 1G, corso Moda dell'ITT, mentre le suggestive scenografìe dalla prof.ssa Papa, decoratrice provetta. Di musiche, luci, effetti speciali si sono occupati Lorenzo Migliari, collaboratore scolastico, e due studenti. Il tutto coordinato dal bravo regista, con l'aiuto di Marco Cerbara, studente di 4^A. Il lavoro è stato lungo e non sempre agevole, in quanto, pur essendo le tematiche di altissimo valore, come tutto ciò che è legato alla civiltà greca, non è facile mettere in scena una tragedia; tuttavìa, gli studenti hanno avuto il privilegio di partecipare, nel mese di Maggio, ad uno splendido viaggio d'istruzione in Sicilia, dove, tra le altre esperienze, hanno assistito, nell'incantevole cornice del teatro greco di Siracusa, a due tragedie, cui hanno potuto ispirarsi. Nonostante qualche, piccolo inciampo della diretta ed il fatto che gli studenti non avessero mai recitato, l'esibizione ha ottenuto frequenti applausi del pubblico. Al termine, dopo le presentazioni ed i ringraziamenti di rito e la consegna di mazzi di fiori, molto graditi sono stati gli interventi della dirigente, dott.ssa Rita Montesissa, e dell'assessore Maria Pia Bariggi, che si sono complimentate con docenti e studenti per la riuscita dello spettacolo ed hanno ricevuto un omaggio preparato dalla docente di Arte, Elisabetta Papa: un piatto nero a figure rosse, con la famosa immagine di Edipo e la Sfinge. Un sentito grazie al pubblico, le cui offerte, devolute all'ingresso, verranno consegnate alla Pubblica Assistenza di Fidenza.


Pubblicata il 09 giugno 2017

Condividi